IL VOLO DEL CALABRONE

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IL VOLO DEL CALABRONE

Durante un memorabile momento di lavoro qualche giorno fa, mi sono trovato a parlare un mio collega del concetto di “amare il proprio lavoro/lavorare con amore”. Io, non amo il mio lavoro. Ma amo alla follia il modo in cui posso farlo.

Eppure lavoro molte più ore della media. Sto scrivendo questo articolo in un primaverile sabato pomeriggio, ad esempio. Il bello è che mi sto divertendo……  

Vivere un gruppo di lavoro che sfrutta le abilità individuali, in un ambiente di fiducia, non solo porta all’effimero quanto necessario “successo”, genera nell’individuo il processo di miglioramento continuo che conduce alla realizzazione personale.

Quindi alla soddisfazione. Ho usato il verbo generare 2 periodi fa perché ritengo sia fondamentale. Ho parlato di ambiente di lavoro e gruppo di lavoro. Sostengo quindi che, proprio come dei genitori, queste 2 variabili se combinate generino, cioè inneschino un meccanismo poi autonomo, un processo di miglioramento continuo della risorsa. Quindi delle risorse. Quindi del gruppo di lavoro. Quindi dell’ambiente di lavoro.  

Questa autoalimentazione del ciclo permette ad ogni nuova risorsa che entra nel cerchio di trovare già da subito una spinta inerziale. Un po’ il mitologico vento favorevole al quale Seneca decise di non credere. E’ chiaro anche che auspicabilmente il timone debba essere al più presto afferrato. Come generare dunque un gruppo del genere? Ho usato la ridondanza nella domanda precedente a caso? Ovviamente no.  

C’è un fil rouge che cuce insieme tutto quest’impianto teorico. Guarda caso è rosso, rosso passione. Perché al cuore della questione, c’è proprio il cuore. Generare deriva dal latino genus -?ris, cioè ‘nascita’.

Da genus -?ris deriva anche GENEROSITA’. Def. “nobiltà d'animo che comporta il sacrificio dell'interesse personale di fronte al bene altrui”. Quella parte di interesse personale sacrificato, non va persa, bensì seminata. Dopo la semina è semplice coltivare l’ambiente di lavoro e coglierne infine i frutti. Perché le persone possono insegnare e perché le persone possono imparare.   - “Per costruire un gruppo vincente basta mettere la gente più intelligenti tutte insieme chiuse in una stanza!!11!!1” - Ma no Giovanni. Aspetta mi spiego meglio… J   Secondo Woolley, una simpatica ricercatrice americana (Collective intelligence in teams and organizations - 2015), affinché un gruppo di lavoro sia altamente performante bisogna che ci sia una forte componente di sensibilità sociale. Nello studio alcuni psicologi, hanno osservato 699 persone mentre lavoravano in gruppi di 2-5. 

Hanno scoperto che “l’intelligenza” del gruppo di lavoro “…non è correlata con l’intelligenza media o massima individuale dei membri del gruppo, ma con la sensibilità media dei membri del gruppo”. Ascoltare gli altri. Riuscire a far proprie le critiche in modo costruttivo. Avere una mente aperta. Soprattutto però, essere generosi. Una squadra a lavoro che perde di vista il lavoro di squadra rischia grosso! Ma un insieme di individui non diventa una squadra solo perché gli è stato appioppato l’appellativo di “team”. 

Ci sono molti processi che devono generosamente essere trasmessi ed altrettanto generosamente essere assimilati, affinché un gruppo di lavoro giochi come una squadra.   In un altro studio invece il prof. Hampes (The relationship between humor and trust – 2009) dimostrò il ruolo chiave di 2 variabili: fiducia ed ironia (di ferro). Le persone con un senso dell’umorismo più marcato sono valutate come più affidabili dagli altri. L’elenco dei vantaggi dell’umorismo è molto più lungo: riduce lo stress, aumenta la creatività, la comunicazione e l’unione di squadra (Romero, Pescosolido - Humor and group effectiveness – 2008). Il perché la fiducia sia indispensabile è presto detto.

Mi fido perché so che ci sei. Battaglia navale a parte e tornando purtroppo seri, è possibile dire senza paura di essere smentiti che costruire un ambiente in cui la fiducia tra colleghi sia un fattore indispensabile permette ad un gruppo di lavoro di superare ogni difficoltà. Io so che ogni mio collega se avessi bisogno di lui o se mi vedesse in difficoltà sarebbe pronto ad aiutarmi. Siamo sempre tutti contro 1. Quel problema, quella difficoltà, quel dubbio, quella sconfitta, quel cliente…sono niente.  

La cosa più importante è però scrivere una storia comune. Le persone per lavorare in gruppo efficacemente, devono conoscere e scrivere una storia comune, condividerla generosamente e farla propria. Gli psicologi sostengono che le “storie” creano dei veri e propri modelli mentali. Le persone che condividono la stessa storia sono più propense a sapere cosa fare automaticamente (coordinamento implicito).

Quando i modelli mentali dei gruppi di lavoro sono allineati, acquisiti in maniera collettiva, si ha un obiettivo unico, un mezzo unico. Un organismo è vivo grazie alle relazioni che intercorrono tra le sue parti, non alle parti in se. E guarda caso quando un organismo è vivo c’è un cuore che batte.


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